– Fonte: JJ Ying su Unsplash.
Descrivere in generale un software complesso come Syncthing è utile, ma ancora più utile è arrotolarsi le maniche e provare ad usarlo, verificando in pratica se fa davvero al caso nostro.
Caratteristiche principali Quali sono le caratteristiche principali che differenziano Syncthing rispetto a strumenti più diffusi come Dropbox, Box e così via, ma anche rispetto ai servizi offerti dai giganti dell’informatica come iCloud, OneDrive o Google Drive?
– Fonte: JJ Ying su Unsplash.
Proprio come VisiCalc, WordStar, Photoshop, Hypercard o Netscape, Dropbox è stato uno di quei (pochi) software davvero innovativi e capaci di cambiare la vita dei suoi utilizzatori.
Se oggi l’idea di sincronizzare i propri file attraverso la rete sembra naturale, nel 2008 l’uscita di Dropbox rappresentò una vera e propria liberazione dalla schiavitù delle chiavette USB e dei CD riscrivibili.
Babbo Natale è arrivato un po’ in ritardo quest’anno, però mi ha portato un bel po’ di Raspberry e Arduino, con accessori in quantità. Tutto pagato da un Ministero, che è sempre una bella soddisfazione.
Ora ho il Mac Studio, ho i Raspberry, ho gli Arduino, ho tutti i sensori che mi servono; non ho più scuse, devo mettermi a lavorare sul serio!
– Fonte: Viktor Forgacs su Unsplash.
La transizione è conclusa, da alcuni giorni tutti i computer che uso per lavorare funzionano con un processore ARM Apple Silicon: un Mac Studio M2 Ultra di cui ho già parlato a lungo e che sta sulla scrivania del mio ufficio, un Mac Mini M1 16 GB/1 TB – rimasto semidimenticato su uno scaffale per motivi che non sto qui a dire – nell’ufficio casalingo e un Mac Book Air M1 molto molto basico (appena 8 GB di RAM e 256 GB di SSD, la metà di quello di mia moglie) per usi light e per quando devo andare in giro.
– Fonte: Walls.io su Unsplash.
Servono davvero 39 paragrafi, 5 figure, 620 parole, 3350 caratteri (didascalie incluse), per spiegare come si digita il carattere # con la tastiera del Mac? È proprio quello che è riuscito a fare un paio di giorni fa David Price su Macworld.
Il prossimo articolo sarà Come si digitano i numeri sulla tastiera del Mac seguito, dopo alcuni intensi giorni di studio, da La grande guida all’uso del tasto SHIFT.
– Fonte: Henrique S. Ruzzon su Unsplash.
Mentre scrivevo il post precedente mi sono imbattuto in questo articolo del 14 marzo 2022, The Bird Process In Mac OS X, che si trovava ai primissimi posti dei risultati di Google.
Non leggetelo, è soltanto un cumulo di sciocchezze e di figure senza senso. Con il senno di poi avrei dovuto capirlo già dal titolo – chi usa ancora “Mac OS X” nel 2022? – e dalla mezza immagine di Flappy Bird, ma sono stato ingenuo e ci ho messo un po’ ad accorgermi che c’era qualcosa che non andava.
– Fonte: Polina Kuzovkova su Unsplash.
Per chi usa il Mac, iCloud è lo strumento più semplice e naturale per sincronizzare i propri file con computer diversi (sì, anche se usano Windows o Linux) o con l’iPhone e l’iPad. Costa un pelo più dei concorrenti ma è studiato specificatamente per i prodotti Apple, funziona bene ed è veloce a sufficienza, non mi pare che ci sia partita.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Sonoma è ancora acerbo e con un discreto numero di bachi, ma per fortuna anche qui c’è del buono.
Per quanto mi riguarda, mi piace che Condivisione Schermo (Screen Sharing) abbia preso finalmente piena cittadinanza sul Mac, prendendo posto nella cartella Utility delle Applicazioni del Mac, invece che essere relegato in /System/Library/CoreServices/Applications, come è stato finora.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Nell’ultimo post ho descritto alcuni bachi freschissimi presenti in Sonoma, la versione più recente di macOS.
I bachi riportati qui, invece, si trascinano da svariate versioni di macOS e sembra che Apple non abbia nessuna voglia di sistemarli o che non li consideri dei veri e propri bachi. Questi problemi però, a differenza di altri report, non si verificano in condizioni estreme o dopo aver aperto un dazillione di file ma in normalissime condizioni d’uso, e quindi mi pare ancora più strano che non siano mai stati risolti.
– Immagine generata dall’IA di Microsoft Designer.
Uso il Mac per lavorare e quindi sono sempre restio ad aggiornare macOS troppo velocemente. In genere preferisco aspettare che la versione corrente maturi e qualche volta la salto completamente, magari perché ho letto un report particolarmente negativi o perché non mi ha convinto dopo averla usata su qualche computer di amici o colleghi (l’ho fatto ad esempio con Sierra, con Catalina e con Ventura).1