Il 20 luglio 1969 avevo nove anni e per la prima volta in vita mia i miei genitori mi concessero di stare alzato fino a notte fonda per guardare lo sbarco degli astronauti sulla Luna (per fortuna l’anno dopo fecero lo stesso con Italia-Germania 4:3).
– Fonte: The London Standard.
Jonathan “Jony” Ive dopo trent’anni abbandona la Apple per fondare una sua azienda, LoveFrom, che avrà la Apple come prima cliente. La notizia ha riempito per giorni le gazzette tecnologiche (e non) di tutto il mondo (come si può leggere ad esempio qui, qui e qui) e quasi tutti i commentatori, una volta superata la sorpresa dell’annuncio, si sono augurati che la collaborazione fra il cavaliere inglese1 e la casa madre californiana potesse continuare esattamente come prima.
“Dopo tutto questo parlare di hosting, domini, provider e cloud, si può sapere cosa hai deciso alla fine di fare per questo blog?”
Sono consapevole di contraddire quello che avevo scritto alcuni anni fa ma, dopo aver soppesato tutte le alternative, mi sono reso conto che la cosa migliore da fare in questo momento era cambiare il meno possibile, per cui ho deciso di continuare ad usare WordPress, ospitato questa volta su una piattaforma di hosting tradizionale.
– Fonte: Daniel Falcão su Unsplash.
Il cloud computing è ovunque e ci sono decine di servizi diversi che ci permettono di usare un computer virtuale situato da qualche parte nel mondo come se fosse il computer fisico che abbiamo sulla scrivania. In questo campo i grossi calibri sono Amazon AWS, Google Cloud, Microsoft Azure, Red Hat OpenShift (in rigoroso ordine alfabetico), ma ci sono anche i servizi offerti da fornitori di servizi di hosting come SiteGround, DreamHost o Netsons oppure da provider più orientati al mondo degli sviluppatori come Digital Ocean, Codenvy, Heroku, UpCloud.
– Fonte: Glen Carrie su Unsplash.
Non avrei mai immaginato che sarebbe passato un anno intero prima di riuscire a scrivere ancora di trasferimento del blog, hosting e così via. Nel mezzo c’è stata una transizione lavorativa improvvisa e quasi inaspettata oltre che vari impegni familiari improrogabili e non sono riuscito a fare di più. Ma abbiamo già perso troppo tempo, quindi meglio venire subito al dunque.
È raro che commenti a caldo un keynote Apple (anche perché non riesco quasi mai a vederli), ma quest’anno a Cupertino si sono superati e il keynote è stato un susseguirsi di annunci scoppiettanti, fino al gran finale dedicato agli sviluppatori.
Cominciamo dal Mac Pro, di sicuro l’annuncio più atteso. Una macchina fantastica, un ritorno al passato, anzi una vera e propria inversione ad U. I progettisti hardware di Apple si saranno cosparsi il capo di tonnellate di cenere prima di mettersi al lavoro. Perché una macchina professionale da 6.000 (e molti più!) dollari deve fare i conti con il resto del mondo supportando gli standard industriali correnti, e deve essere espandibile e modificabile anche in modo estremo, per poter durare il più possibile e diluire nel tempo il pesantissimo investimento economico necessario per venirne in possesso.
Fonte: Console di comando per sistema Olivetti ELEA 9003, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. I computer sono oggetti complessi nei quali estetica, ergonomia ed esperienza utente devono fondersi appieno con la tecnologia sottostante.
Sembra di sentire Steve Jobs, invece è quello che pensava Adriano Olivetti già negli anni ‘50.
– Fonte: Bernard Hermant su Unsplash.
Fino a pochi anni fa le reti private virtuali (VPN, Virtual Private Network) erano un prodotto di nicchia, riservato prevalentemente a chi era spesso fuori dall’ufficio per lavoro e aveva bisogno di connettersi in modo sicuro alla rete aziendale dal bar o dall’hotel di turno, oppure a chi viveva in paesi a rischio censura e voleva esprimere il suo pensiero senza poter essere rintracciato o più semplicemente desiderava accedere liberamente ai siti web oscurati dal proprio governo.
L’articolo precedente si concludeva con la domanda: è possibile installare la versione compatibile con il nostro dispositivo iOS di una qualunque app dell’App Store, e non solo di quelle che abbiamo già acquistato in passato?
In teoria non è possibile, in pratica ci sono alcuni modi semplici e perfettamente legali per risolvere il problema.
Nel corso della discussione (purtroppo solo a due voci!) seguita al Bora Bora della settimana scorsa si è parlato parecchio di punk e simili. Come ho già detto, la musica punk non mi piace, è una questione di pelle che non ha niente a che vedere con i suoi meriti culturali o musicali.